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08
Ago
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Tidying up

Tornato a casa dalle vacanze, dopo aver disfatto la valigia per qualche strano mistero non avevo postumi della nottata in bianco causa rumore poco sopportabile sul treno, mi sono lanciato nella quasi titanica impresa di sistemare il mio guardaroba.

Tenuto conto del fatto che negli ultimi anni ho messo su una taglia in più, nonché del certo numero di anni che hanno alcuni dei capi nel mio armadio, mi sono armato di pazienza e ho svuotato il tutto, provando i vari indumenti per decidere se tenerli oppure no.

Pantaloni. Ho cominciato dal capo più imbarazzante: i pantaloni. Imbarazzante per il confronto diretto tra il giro-vita di ieri e quello di oggi. Risultato:

  • comprendendo quelle testé acquistate sfruttando pesantemente i saldi iberici, 20 paia hanno passato l’esame a pieni voti, ma mi sento di dire che solo 15 sono utilizzabili in tutte le occasioni;
  • sedici paia sono state scartate, tutte perché impossibili da allacciare in vita :) ;
  • nove sono stati classificati come “could be”, ovvero come pantaloni che potrei indossare, ma unitamente a un’oculata gestione dell’attività respiratoria; li ho messi in alto nell’armadio, nella speranza di perdere un po’ di panzetta.

Ormai completamente bruciato dal sacro fuoco dell’Ordine Universale, sono arrivato a studiare un criterio di disposizione dei pantaloni all’interno dell’armadio (che verosimilmente riuscirò a mantenere per un mese): prima i non-jeans, ordinati per colore (si fa per dire, visto che sono tutti bianchi, neri e — soprattutto — grigi), poi i jeans, disposti dal blu al nero.
Camicie. Qui le cose vanno meglio, visto che tutte le camicie che ho mi stanno ancora. Certo, alcune tendono a essere un po’ usurate, altre sono semplicemente acquisti sbagliati. Per la cronaca, 18 salvate e 7 destinate ad altri usi. Anche in questo caso ho predisposto un ordine di inserimento nell’armadio: prima le camicie a tinta unita, poi quelle scozzesi, poi quelle a righe, infine quelle fancy. Il capitolo non è ancora chiuso, perché rimane il cassettone…

Accessori. Nove cappelli restano (tra cui il cappello a falda del mio mitico nonno), due vanno. Le cose vanno lisce anche per le cinutre: due scartate, sei tenute. Anche se in genere tendo ad affezionarmi nel medio periodo a una particolare cintura e a metterla in continuazione, a meno che veramente non cozzi con il resto dell’abbigliamento. Esattamente come per le scarpe.

Giubbotti e giacconi. Anche qui è presto detto: due tenuti, tre scartati (e parliamo di abiti con anzianità più che decennale).

Completi. Non sono il tipo che indossa spesso abiti eleganti. Mi ritrovo comunque un certo numero di completi, vuoi eredità del mio vecchio lavoro, vuoi necessari per cerimonie e occasioni ufficiali. Qui le cose si complicano, perché ho tenuto tre completi e mezzo e ne ho scartati uno e mezzo, nel senso che di un completo ho tenuto la giacca e scartato i pantaloni. Non in modo indolore, giacché si trattava di quello che ho indossato quando mi sono laureato. All’elenco accludo tre giacche, tutte mantenute.

Ora l’armadio è meravigliosamente ordinato, pure bello a vedersi. Ne riparliamo tra un mese.

All’appello manca l’altra parte dell’armadio consacrata a magliette e maglioni, il cassettone con altre (!) camicie e l’armadio dei cappotti. Attendo l’ispirazione…




 

Novembre: 2009
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